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In prima mattinata abbiamo visitato la XII edizione della Borsa Mediterranea del Turismo di Paestum ove una Ns. delegazione ha partecipato al Convegno promosso dall’Archeoclub d’Italia sul tursmo invisibile. Di seguito riportiamo la nota inviata dalla Presidente Nazionale Clelia Arduini.“Voglio ringraziare di cuore tutti coloro che - consiglieri nazionali, presidenti e soci - hanno preso parte fattivamente agli incontri organizzati da Archeoclub d'Italia nell'ambito della XII Borsa Mediterranea del Turismo di Paestum. Un appuntamento importante che da alcuni anni ci vede impegnati a far conoscere la nostra missione e a partecipare al dibattito culturale nazionale con convegni e conferenze mirati a capire il futuro dei beni culturali.Grazie veramente a tutti quelli che si sono impegnati a tenere aperto lo stand, animandolo con manufatti, libri, manifesti; che hanno partecipato al convegno sul turismo invisibile fornendo un ottimo contributo intellettuale; che hanno affrontato un lungo viaggio solo perché volevano esserci; che, in una parola, hanno permesso di conseguire un importante risultato: quello di essere presenti a Paestum come associazione "pensante e volitiva" che rimarca le sue idee affermandole con forza e che si propone in modo sempre più autorevole come soggetto in grado di fare da ponte tra collettività sociale e istituzioni, tra università e mondo politico, travasando negli uni e negli altri conoscenze, idee, passione, innovazione e tutta l'esperienza umana e culturale, accumulata sul territorio da Archeoclub d'Italia. Un capitale di abilità e di saper fare, di professionalità e inventiva, che deve essere messo a regime nel migliore dei modi e risultare sempre più prezioso per una migliore amministrazione del patrimonio storico, artistico e archeologico del nostro Paese.La presidente nazionale Clelia Arduini”Successivamente il Tour, guidato dal dott. Salvatore Bianco, Direttore del Museo Archeologico Nazionale della Siritide, si è diretto a visitare il Santuario di Hera Argiva. Nei pressi della riva sinistra del Sele, nel 1934, si rinvennero i resti di un santuario arcaico dedicato ad Hera Argiva, moglie-sorella di Zeus e regina di tutti gli dei. Di quest’area sacra, la cui edificazione incomincia agli inizi del VI sec. a.C. ad opera di un gruppo di Sibariti (Achei che avevano fondato, un secolo prima, Sibari), non rimangono che le fondazioni dei cinque edifici: un grande tempio, un piccolo edificio rettangolare cosiddetto “thesauros” (luogo dove si conservavano le offerte votive), due altari a podio per il sacrificio di animali durante i riti sacri ed, infine, un edificio quadrato detto “delle vergini tessitrici”. Nel corso degli scavi, sono venute alla luce oltre settanta metope scolpite che costituiscono uno dei cicli lapidei più complessi dell’Occidente antico. Di tali decorazioni circa quaranta sono più antiche (databili intorno alla seconda metà del VI sec. a.C.), scolpite nell’arenaria locale e realizzate con linea di contorno. Esse raccontano le vicende di Eracle, Achille, Giasone, Ulisse, Oreste. Le altre metope, stilisticamente diverse, sono realizzate quasi “a tutto tondo” e raffigurano giovani donne in atto di danzare. Dagli scavi condotti nell’area sacra dedicata ad Hera sono tornate alla luce un’infinità di doni votivi, soprattutto statuette in terracotta, che, se non potevano essere contenuti nel “thesauros” perché troppi, erano raccolti e sepolti in fosse (stipi) o conservati in celle sotterranee (favisse). Nel 1936, nei pressi del grande tempio, si rinvenne un deposito votivo composto da cinque loculi costruiti con lastroni quadrangolari. I doni erano sistemati all’interno di essi ed erano coperti da lastroni. Anche il terreno circostante era ricco di offerte votive accompagnate da tracce di bruciato, elemento che fa pensare a sacrifici offerti al momento della deposizione degli ex voto. Il materiale rinvenuto si data tra la fine del VI e gli inizi del II sec. a.C. Nel 1934, invece fu scavata una enorme discarica votiva in cui si individuarono circa seimila oggetti: statuette fittili raffiguranti piccole teste, busti femminili, figure offerenti femminili, frutta, fiori, colombi, eroti, tipologie di donne-fiore (donne che recano un fiore sulla testa); pochi vasi e piccoli oggetti in bronzo, il materiale risale tra il IV e il II sec. a.C.. L'area del Sele venne sacralizzata, inizialmente, con un semplice altare di terra e ceneri. alla fine del VI sec. a.C., il santuario venne monumentalizzato, con il grande tempio e due imponenti altari. L'avvento dei Lucani portò radicali trasformazioni, con due nuovi spazi di accoglienza e un edificio quadrato, dove fanciulle aristocratiche trascorrevano il tempo di preparazione alle nozze tessendo il peplo da donare alla Dea.Qui sono stati rinvenuti oggetti tipicamente femminili: piccoli gioielli in oro e corallo, vasetti portaunguenti, forme vascolari tipicamente nuziali ed una statua di Hera, l’unica in marmo, seduta in trono con melograno in una mano ed una patéra per le offerte nell’altra. Questa statua ha costituito il modello per le migliaia di statuette fittili prodotte nel V sec .a.C. a Paestum. Il culto di Hera continua con l’avvento dei Romani, nel 273 a.C., e con il cristianesimo la devozione si trasforma. Infatti sul colle Calpazio (collina che sovrasta Capaccio) compare il culto della Madonna del Granato che riprende l’iconografia della Dea Hera in trono con il melograno; questa immagine sacra è, ancora oggi, venerata. Poi è stato visitato il IL MUSEO NARRANTE adiacente all’area archeologica del santuario di Hera Argiva, una vecchia masseria è stata ristrutturata ed adibita a museo che espone i reperti e le ricostruzioni del grande santuario di Foce Sele. Questo luogo espositivo, di nuovissima concezione, è stato definito “narrante” perché è attraverso i nuovi strumenti della comunicazione che si esplica la funzione espositiva e didattica del museo. E’ il “luogo del racconto” che attraverso magiche suggestioni: ricostruzioni tridimensionali, filmati, effetti sonori e pannelli illustrativi riesce ad immergere il fruitore nell’atmosfera che il nostro territorio evocava in epoca antica. Così, si può vivere l'emozione dei ritrovamenti archeologici avendo l'impressione di trovarsi sul bordo dello scavo. Si può essere coinvolti nei dubbi e nelle ipotesi formulate nel tempo sulla provenienza delle numerose lastre archeologiche ritrovate, ascoltando le voci degli eroi che vi sono rappresentati. Si possono sentire le invocazioni alla dea delle donne che per centinaia di anni hanno offerto doni votivi. Nei due silos della masseria trovano posto le tante statuette votive rinvenuto nel santuario. E’ un innovativa formula di musealizzazione che unisce la ricerca archeologica, una grande capacità espositiva, una sapiente ricostruzione ambientale ed installazioni narranti.Dopo la lieta pausa pranzo, il Tour si è diretto a visitare il MUSEO ARCHEOLOGICO NAZIONALE. Il Museo Archeologico Nazionale di Paestum è sorto nel 1952 all'interno della città antica. Inizialmente era costituito da un'unica sala, costruita sulle dimensioni della struttura che riproduceva il primo Thesauros del santuario di Hera. Questo nucleo originario fu successivamente ampliato e furono predisposti nuovi ambienti, costruiti intorno ad un giardino interno e con vetrate aperte verso l'esterno. Il nuovo allestimento del museo documenta l'evoluzione e le trasformazioni della città, dalla fondazione della colonia greca tra la fine del VII e gli inizi del VI secolo a.C. fino all'istituzione della colonia latina. Una sezione introduttiva ricostruisce la storia della scoperta del sito archeologico, un'altra sezione è dedicata alla preistoria. La Sezione Romana La sezione documenta, attraverso diversi materiali, plastici e grafici di ricostruzione, l'evoluzione storica della colonia latina dal 272 a.C., anno della conquista romana della città, fino alla decadenza. Il percorso espositivo approfondisce diversi temi: l'urbanistica, i monumenti pubblici, gli spazi sacri, gli spazi privati, le necropoli e il territorio, le strutture politiche e sociali. Le Sculture dal Santuario di Hera al Sele Una sezione importante del museo è costituita dall'insieme delle decorazioni architettoniche e scultoree provenienti dagli scavi dell'Heraion del Sele. Le metope arcaiche in arenaria facevano parte del primo Thesauros: di queste, diciotto sono dedicate alle imprese di Eracle. A queste si aggiungono una serie di ex voto (frammenti di terrecotte, vasi, oggetti in metallo e in osso), che i fedeli offrivano al santuario. Notevoli le decorazioni a gronde leonine e le dieci metope superstiti del tempio maggiore dell'Heraion, che compongono una narrazione continua raffigurante un gruppo di danzatrici. La Tomba del Tuffatore Tra i pezzi di inestimabile valore storico e artistico conservati nel museo, ci sono le lastre dipinte della cosiddetta Tomba del Tuffatore, unico esempio di pittura di età greca della Magna Grecia. È una sepoltura a lastroni, chiusa da una copertura piana, con affreschi sulle pareti interne. Sulla lastra di copertura è dipinto un uomo che si tuffa in acqua: il tuffo simboleggia il passaggio dalla vita alla morte. La decorazione dipinta della tomba detta del tuffatore, trovata nel 1968, illustra un grande momento della pittura greca, verso il 480 a.C., caratterizzata dallo stesso spirito dei pittori vascolari dello stile severo. Sulle quattro lastre, che costituiscono le parti della cassa, sono rappresentate scene tradizionali di simposio e di banchetto (lati lunghi nord e sud) e personaggi in cammino (lati brevi est ed ovest); la scena principale sul coperchio evoca un paesaggio marino dove le ondulazioni fanno sentire un fremito della superficie dell'acqua, mentre il tuffatore è colto in pieno volo, in un movimento di grande eleganza. I personaggi dei banchetti, a gruppi di due, sono presentati con grande vivacità in diverse posizioni: mentre giocano al cottabo, suonano la cetra o il dìaulos, ed allungati o seduti sui letti conversano animosamente. I movimenti si distribuiscono da un gruppo all'altro attraverso le posizioni dei corpi, con i busti mostrati in tre quarti ed in completa torsione, i volti animati da intense espressioni. Il pittore ha utilizzato la tecnica a tempera con il procedimento della sinopia, su di un intonaco di calce e sabbia, applicato in due strati dei quali il più sottile, in superficie, ben levigato e liscio, contiene anche una polvere di marmo che gli conferisce brillantezza e consistenza. Le Tombe dipinte del IV secolo a.C. L'uso delle tombe dipinte si afferma a Paestum in modo assai diffuso nel IV secolo a.C., durante il dominio lucano. A quest'epoca risale la ricchissima raccolta di pitture funerarie del museo. Si tratta di lastre affrescate: le più antiche sono decorate solo nella parte centrale, con fasce, corone, bende o rami; in seguito si afferma l'uso di vere e proprie scene figurate per le tombe maschili (prevalentemente guerrieri a cavallo con elmo e corazza) e di elementi decorativi per quelle femminili. volantino |